Cardiopoetica@cardiopoetica

Cardiopoetica è un collettivo di giovani autori italiani di cui sono i testi di questa pagina. We are a group of young Italian authors.

http://www.edizioniensemble.it/prodotto/quanto-silenzio-amore-mio-parola-vera/

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Quanto silenzio, amore mio, per una parola vera. Il nuovo libro. Verremo porta a porta, solitudine per solitudine, anima per anima.
@edizioni_ensemble


1

Innamorarmi
di te,
fiume dopo fiume,
pioggia dopo pioggia
e a quei poeti
che cercano
parole importanti
lasciare in rimpianto
di non essere
noi.

Non perdete il nuovo libro. Link in bio.


2

Impari il vuoto quando ti sei spinto ai suoi estremi confini, e ti affacci e c'è altro vuoto, e altri confini e solo allora cominci a guardarti dentro e poi intorno.
Quello che sta per arrivare lo capisci da ciò che ti manca: svanisce anche un dio in un abbraccio.

In questi anni abbiamo cumulato esperienze, rubato baci, amato a perdifiato, tracciato cerchi nei bicchieri, sorriso alla rassegnazione.
Se dovessimo guardare indietro sapremmo, con certezza, di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre forze.
Ecco: "Quanto silenzio, amore mio, per una parola vera" è il resoconto delle nostre possibilità, perché se la sola idea di poesia dimostra che tutto è possibile, allora perfino morire e scriverci un libro sopra è stata la nostra mimesi di felicità.

ll libro di Cardiopoetica, edito da @edizioni_ensemble , uscirà in tutti i canali il 28 ottobre 2017. Da questo momento sono aperte le prenotazioni per le prime 50 copie fino al 27 ottobre, per ricevere in esclusiva a casa il libro con una cartolina da collezione autografata.
Il libro verrà ufficialmente presentato in anteprima assoluta a Milano il 28 ottobre e a Roma il 29 ottobre con l'inizio del nuovo tour.
Link per la prenotazione nella BIO.
Opera di Giulia Olivieri.


1

Ma la verità, mia cara, è che il passato non è affatto una cosa morta. Neanche i morti lo sono mai del tutto. Basta guardarsi indietro e fissare un punto preciso, e il ricordo inizia ad acquistare consistenza. Un odore, una voce: tutto diventa più consistente dei tuoi presenti tentativi, persino del tuo stare bene, del tuo stare con qualcuno che ami. Più lo guardi e più gli dai forza, e potrebbe persino camminare verso di te, se glielo concedessi.
Questo, sappiamo bene entrambi, non accadrà. Perché tutti aspirano a una direzione, a una certezza. Mica come Prévert, che aveva Parigi e amava Barbara, e mica come me, che non avevo nulla, e sapevo soltanto di amare te, come un dannato adolescente o come un uomo disarmato di fronte al destino.
I rimpianti non hanno più voce, ma conosco a memoria le loro parole, come la pioggia hanno scavato la pietra immutabile di ciò che è stato e soprattutto di quel che non è stato.
Una parte di me potrebbe persino amarti ancora: basta che io glielo conceda, basta che non ne abbia il controllo o consapevolezza. Che è un po' come parlare del tempo, sai. Tenersi sul generico, raccontarsi balle, sfogliare sera dopo sera le possibilità: amici, bevute, traguardi.
Ma sì.
E se anche tornando a casa dovessi trovare una donna che amo, quella non sei te. E non avrò più casa.
Questo è un poeta, quando la notte avanza e i dubbi lo assillano: ricorda le luci lontane e conosce quanto è immenso il buio.
E il mattino dopo dimentica, non è più lui, è un altro, per un po', e tutto ricomincia da capo.


4

Non è solo pensare a te. È il tenere a galla, lasciare dei vuoti tra la perfetta geometria degli scalini: così se si scivola, non è solo cadere con un po’ di dolore. È trovare la caduta ideale, quella dove il mio corpo irrequieto trova posa. Decidere di annegare le correnti, proporre delle forze nuove: non gravità, non lo stelo piegato dal vento, non la cerbottana che pianta pensieri in teste ormai vuote. Parlo, di altro: un altro me, un altro te. Non c’è più nessuna parte di corpo che muore.


3

Una strada quieta,
priva di incroci, rettilineo
somigliante
all'idea di amore che tutti hanno.
Procedono ombre nel meriggio,
apostoli di luce in fila
come lampionai che migrano
verso un'idea di dio,
televisioni accese, futuri alle finestre,
distratto ti penso
senza più sapere chi sei
o dove.


1

Non sono una donna addomesticabile. [A. M.] Grazie alle oltre 150 persone che sono venute in questi tre giorni di #fringe #festival a #roma.
Grazie per aver avuto bisogno di poesia, per non aver avuto paura di temporali. Per aver saputo riassumere il vostro personale diluvio.
Grazie, soprattutto, ad Alda Merini.
#romafringefestival


2

Se ci fosse un luogo
subito
oltre questa sera senza morte
lì ti verrei a trovare
lasciandoti alle testimonianze
all'assenza dei giorni,
saremo strisce esili di terra
sapremo amarci senza contorni:
toccherei la tua pelle
custodita dall'attesa.


4

Prendimi in un vicolo
appicca il fuoco
alle mie abitudini
a questi giorni stretti
portami in trionfo
nell’istmo di suez
appena tagliato nel tuo petto
fammi lasciare libero il volo un falco
uno sbuffo di polvere
da una cava da una vita
fatta
a blocchi.
Usciamo teneri
da questa nuova fessura di mondo.


2

Non ci sarà altro amore all’infuori di te,
giuro.
Non desidererò altri corpi
celesti o veraci
pronti al sudario dell’orgasmo.
Non santificherò le feste quando mancherai
e la pasta diverrà scotta non appena detto:
“sto arrivando da te”. Onorerò i tuoi glutei
come un agnello sacro
pronto al massacro.
La falsa testimonianza sarà il farti vedere
che di te non mi importa.
Non ucciderò se non i vascelli del tempo
E i monili del tuo passato.
Ruberò.
Desidererò altre donne per poi accorgermi
che tu sei tutte loro
e quando pronuncerò il tuo nome
vano come quello di dio
crederò nell’accusa
che amarti sia stata cosa buona e giusta.
E sarà cosa buona e giusta vedervi il 17, 18, 19 settembre a Villa Mercede a Roma ore 21. Ci chiamarono tutti Alda. #romafringefestival


3

Sarà un onore essere presenti al festival "La Luna e i Calanchi" diretto da @francoarminio il 22 agosto con lo spettacolo #ANImo.
Cederemo la strada alla luce.


2

Se ogni cosa sulla terra tacesse
eccetto
la tua voce,
io non avrei più bisogno
di scrivere
cose ridicole.


4

Un tuono di tuono
nel cielo
d'agosto.
Tu attendi,
inesausta,
la vita.


2

Lasciare il mondo in bozza
non per la pigrizia della fine
ma per darsi una possibilità
negata perfino a dio


1

Non sarà difficile
confonderti con i rami,
giustificare la tua assenza
con il caos primordiale delle cose,
pensare che dovevi andartene
per indossare
un nuovo paio di scarpe,
andare in un posto, tirare la maniglia
di una libreria basca,
smarcare di poco un numero civico,
parlare ai gufi 
e conoscere la pietà notturna
del pianto,
non sarà difficile mescolare il tuo nome
ai dittonghi barbari di nuovi arrivati,
scambiare il tuo profumo
per qualcosa che dirò migliore,
aderire a nuovi atti di fede, scrivere
altre poesie, tirare fuori
dalla stanza del vuoto neologismi,
iniziare a dimenticarti
un po' per volta, 
e convincersi, convincersi,
di tutte queste possibilità vomitate
dal tempo, 
di tutta questa bellezza sputata
dalle feritoie
di chi ignora se stesso.
Non sarà difficile, 
trovare una scusa banale,
un buon disco, credere anche di odiarti un po',
e lasciarsi vincere
dalle occasioni di estati dannate.

Ci vediamo

22.07 a Bari - Caffè dei Cento Passi (prenotazione obbligatoria!)
23.07 a Crotone - Parco Powell


1

La prima volta che muoio,
voglio morire sul serio.
Non come certi tipi: scendo
a comprare le sigarette, porto
il cane a pisciare, ti manderò
una cartolina.
La prima volta che muoio,
vedrai, non mi troverai sui manifesti
funebri, né fiori, né opere da gran poeta,
me ne starò su una panchina,
senza motivo, senza attendere
autobus illibati e arancio,
senza mendicare nulla, nessun minuto
o istante, o rimpianto, checché ne dicano
certi saggi che non si muore senza.
La prima volta che muoio,
voglio dare una festa, di quelle mai
viste, invitare chi non ho mai invitato,
disturbarti come fa una cometa
in un cielo d'estate,
come quelle cose che non c'entrano niente,
ricordarsi della spesa subito dopo
un orgasmo, inchiodare baci
sulle colonne delle cattedrali, rispondere
a tono a prelati astrali, dire loro
che siamo oltre l'apocalisse, testamento
nuovissimo, danzare con diecimila cristi
e crederti un angelo, così priva dei vestiti
nella sera, vederti venire fuori
da te,
il dettaglio fuori posto
nello specchio dei tuoi ricordi.
La prima volta che muoio,
voglio abbaiare nella tomba, megalomania,
grattacielo di morti viventi,
rincontrare tutti -come sta Signor Lincoln?- offrire da bere
per l'eternità, convincere dio
ad affittare un monolocale in California,
vista mare, che tanto
non mi serve più andarci con te
e ridere dei segreti di chi è già stato,
e vedere Giuda
tirare un calcio di rigore e sbagliarlo,
e dirgli "dai, riprovaci, andrà meglio."
La prima volta che muoio,
vorrei dirti addio sul serio,
non come il fiume che promette di scorrere
e poi,
e sì che son tutti bravi qui,
e brava anche tu, non credere.
La prima volta che muoio,
voglio vivere come voglio io, senza bisogno
più di mentire, su tutte quelle cose,
cambiare una gomma, l'olio, riconoscere un vino,
saper scegliere il posto giusto,
fare a meno dell'infinito dei verbi,
coniugarti al presente
e perderti, per un altro giro,
per un altro me.

21.07 Airola (BN) , La Corte
22.07 Bari, Caffè dei Cento Passi
23.07 Crotone, Parco Powell


2

Non è più forte l'amore,
o forse
è solo quello che mi racconto,
non è buona cosa
pensarti,
o forse non sai nemmeno più
che esisto,
e scrivo poesie banali, in fila davanti alle porte di un altro inferno.

21.07 - Airoli (BN), "La Corte"
22.07 - Bari, Caffè dei Cento Passi
23.07 - Crotone, Parco Powell


1

Allora sì, potrei farlo.
Scriverti, chiamarti,
seguirti
fuori dai lemmi moderni
della distanza, più
come una nuvola
che gioca col sole,
finché il vento glielo concede.
Incrociarti in un corridoio,
credere di vederti
nello specchio del bagno,
immaginarti a fianco, provare
a indovinare la tua ombra
tra gli scoscesi dirupi
di una mente, i singulti improvvisi
di vita,
prendere a danzarti dentro
come un pensiero ribelle
agli usi e costumi civili
di un popolo
e delle sue tristi enciclopedie
che non sanno contenerti,
né parola, né didascalia
del giorno al suo decomporsi
tra le mie mani.
Allora sì, vederti da una finestra
e non ricordare il tuo nome,
ed essere sicuro
di averti già vista, magari proprio dentro casa,
delirio, delirio,
delirio di un tale assuefatto
all'assenza.
Allora sì, sì, cosa m'importerebbe
di me, di dio,
di tutta questa poesia,
di questa malinconia,
di questa facezia,
e invece.


5

Vorrei ricordarmi di te,
come fa un pianoforte antico
con Chopin,
o come la terra con il primo
pianto
sulle labbra,
ricordarmi, sì, senza pretese,
senza moventi,
privo della tremenda conseguenza
dell'attesa,
di questi infiniti falsi slanci,
ricordarmi dei tuoi silenzi,
e del respiro
delle statue, di vive stelle
in un ultimo bagliore di vera luce.


3

Non voglio che tu sia mia
voglio che tu sia
noi.

Pronti alla serata ad #Arezzo da #edasbakery. Un #aperitivo per sorseggiare il #tramonto.


3

Non si può più andare quando l'andare è ovunque.
Grazie, #Bologna. Stasera ad #Arezzo #edasbakery


1

Bagno di fuga i miei occhi
per imparare la mia anima.

#Bologna, #CostArena. Pronti al calcio d'inizio ore 21, stasera.


1

So perfettamente il tragitto
che fa il sole,
che alla fine degli arcobaleni
non ci sono pentole d’oro,
ma solo un’altra illusione.
So l’orario di apertura
del bar, e quello di chiusura
delle chiese, quando è il tempo
di immaginare altri peccati.
so l’ora in cui si smette
di aspettare la mattina di Natale,
e quella in cui si smette
di credere in dio, che i muti
non parleranno, fidati,
e nessuna fenice si scrollerà
le ceneri dei nostri falò,
dove abbiamo bruciato.
So gli occhi delle sentinelle,
di guardia sui bastioni, le scommesse
degli indovini sulle vite
che tutte si somigliano,
il mulinare della foglia
che obbedirà al primo vento
che si proclama diverso.
So il casuale ripetersi delle orme
sulla sabbia, l’incespicare di chi
vuol fuggire alle maree,
l’ombra dei campanili
sulle piazze deserte,
le mie parole tutte disperse.
So i guai che vengono a bramarti,
il tonfo degli istanti
nelle sale d’attesa, il muto
urlo seppellito da un muro
di stelle spietate, che credevo
vive.
So la sindrome di essere dio,
il moto ossessivo dei pianeti,
la rotazione delle pareti,
le gabbie di ciò che fingiamo reale,
il sapore metallico dell’acqua
che non disseta, ma pietosa
conduce negli abissi.
So che non tornerai, che non c’è
viaggio nel tempo
o un altro universo,
che tutto ciò che sono
è solamente ciò che ignoro,
che è stato un caso,
uno splendido caso,
inventarti su questa spoglia terra.

I nostri prossimi reading:
17.06 a Bologna al CostArena
18.06 ad Arezzo da Eda's Bakery.


3

Non ci sono posti dove andare quando ogni tuo posto era ovunque.


1

Solo alcune cose
hanno senso, altre no,
altre lo attendono.
Ha senso la tua espressione
la mattina del 23 dicembre alle 11,
quando non c'è nulla da aspettarsi,
oltre a una manciata di lenti giorni,
ha senso il mio immaginarti, svestita,
di tanto in tanto, la scatola
dei ricordi che hanno già preso
la polvere dei cimiteri, e delle cose
che nessun archeologo o poeta
racconta, hanno senso le porte
girevoli degli hotel, la calma
delle reception, gli sguardi rubati,
l'agguato delle truppe all'angolo,
la stanchezza dei governi,
innamorarsi per sbaglio di te alle tre
del pomeriggio, lasciarti millenni dopo
per scoprire che il tempo
è solo un pretesto, ha senso De Niro
nel mio salotto, io che guardo
una scrivania, una vita,
e mi preparo per andare a dormire,
e prego, e rimando a domani
un altro capolavoro
o un'altra sciocchezza priva di te.


2

Caffè. Scorre diretto in gola la mattina quando ti guardo negli occhi. È il lento gorgoglio della caffettiera e i tuoi piccoli gesti ingiustificati: attento alla polvere, chiudi bene, metti a fuoco basso. Qual è il senso del viverti a fianco se di te non so che teorie?
È l’attesa del caffè quando la storia si fa storia, e con un gesto d’entropia poi bolle nascosta l’acqua. Ogni parola di te poi scorre addosso, sale su: c’è chi preferisce la crescita lenta dei pensieri, come quella di un caffè ben fatto. O c'è chi alza la fiamma, perché il tempo è poco e bisogna guadagnarlo, anche in quel minutaggio.
I pensieri vengono su. So che non sto bevendo il caffè, ma il risultato di un filtro tra l'acqua e la polvere, il tentativo di una comunicazione portata a temperatura, pur di dire qualcosa, pur di darle un significato.
Non era meglio quando tacendo avevamo molte più cose da dirci? Mi parli di geopolitica, dell'impatto ambientale di una tazzina sulla foresta amazzonica, mi parli ed io ascolto ciò che non dici. "A destra, ti avevo detto di girare a destra, non ascolti mai"
Nessuno ascolta mai. Ma poi il caffè è pronto, lo bevo, e resto a guardare il fondo: oscure sono le predizioni di gotici cartomanti. Cosa ne sarà delle cose non dette? Dei ricordi non ricordati?
Vado, e intuisco che non dovevamo viverci a fianco, ma solo l'uno dentro l'altro, come fanno le mangrovie della tua Amazzonia, sognando il Rio che sogna l'Atlantico.


3

Eppure
deve esserci stato
un tempo,
una foggara di versi sicuri,
sotterranea felicità di un vagabondo,
il sentiero nella sabbia,
un umido sogno,
il balletto arguto di chi si diceva pronto
alla vita,
deve esserci stato
un modo per chiamarti amore,
diverso dall'idea di amore
o da assolate tane di bianche verità,
deve esserci stato
un istante, un sì
nella regione non nota alle mappe
né ai pentagrammi del mio silenzio,
un modo tutto nostro
di essere al mondo.


4

Tornerai a dubitare, è normale. Tornerai a chiederti se quella è la strada giusta o se siamo stati talmente bravi da riuscire nell'inganno migliore dai tempi dell'eden: mentire non a dio, ma a se stessi. Che qualcuno dice che è la stessa cosa, ma io a questa cosa qui non ci credo. Mi lascio sempre un po' di vuoto per gli andirivieni di certi oceani dentro.
Ogni tanto sì, penserai ancora che le stelle sono banali, che i tramonti non servono a niente, che la verità non ha poi tutta questa importanza, che inciampi solo perché il mondo è distratto. Ma c'è un punto oltre il quale fingere diventa pericoloso: mette in discussione chi sei, e non è il caso a quel punto di affidarsi a un "Vada come vada", non puoi procrastinare la cura di te, non puoi seppellire l'ascia di guerra, non puoi licenziarti davanti a dio.
Un'epoca di geni, talenti, santi, eroi, modelli, guru. Dove sono finiti i mediocri? I frequentatori delle cabine telefoniche, quelli che per mezzo gettone contraevano mille parole in un "ti amo", e quello bastava, tutto il resto era solo linea caduta in trincea. Dove sono finite le mani dei vecchi che si giocano il mondo a tressette, che il mondo non è mica roba da alta definizione: è più una visione di nebbia, indeterminata, un alternarsi di maree, una caccia di lupi ed agnelli, e qui ho scelto di essere il ruscello che disseta entrambi, per diventare fiume, e un giorno mare.

Stasera saremo a Napoli. Kestè, h22.
1 giugno, Roma. Caffè Letterario (Ostiense), a partire dalle h21


5

Sapere che esisti
insieme a tutto il resto,
malgrado la bruttezza
del mondo, gli inviati
sul confine degli stati
dell'anima,
i rumori di chi grida
e i silenzi di chi si ama,
le ennesime estati
e questa voglia
infantile
di essere già lì,
oltre la siepe di orologi
che ci divide,
sapere che nulla so,
fuorché esisti
al di fuori del sogno.

ANIMo. Seguiteci nel tour:
22.05 Firenze.
23.05 Milano.
25.05 Torino.
30.05 Napoli.
01.06 Roma.
Per info: www.cardiopoetica.com

PS è uscita l'ultima puntata di Sguardi InVersi curata da noi. Cliccate e buon ascolto! ➡️ https://www.spreaker.com/user/radiobullets/sguardi-inversi-frank-non-e-un-uomo-molt


3

Si scrive per un'assenza. Questa è la sola verità.


2