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Jim Clark - 1967
A Monza Jim Clark colse la pole e prese margine già dalle prime battute di gara, ma al 13esimo giro bucò e fu costretto a ripartire con un giro di ritardo; riuscì incredibilmente a sdoppiarsi raggiungendo la testa della corsa a poche tornate dalla fine con una serie continua di giri record. All’ultimo giro era nettamente al comando, ma a pochi Km dal traguardo patì problemi di pescaggio e venne sfilato alla curva Ascari dai due inseguitori Surtees e Brabham, che si giocarono il successo in volata, mentre Clark chiuse terzo; Colin Chapman non mancò di festeggiare lanciando il berretto come per una vittoria.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1968 ​
La nostra sintesi sulla stagione 1968

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Jim Clark - 1967
Su incarico della Ford e di Colin Chapman, nel 1966 Costin e Duckworth unirono due motori a quattro cilindri FVA in un unico motore, creando il Cosworth DFV (Double Four Valves, ovvero doppio quattro valvole), propulsore destinato a fare la storia della F1, dotato di 8 cilindri a V, 2993 cm³, valvole in testa inclinate di 32° e potenza iniziale di oltre 400 CV a 9000 giri/minuto. Era un motore semplice, robusto e molto potente, che vinse già alla sua prima gara, il Gran Premio d'Olanda 1967, montato sulla Lotus 49 di Jim Clark, il quale da quel momento iniziò il suo tentativo di rincorsa alle Brabham dopo due gare sfortunate con la Lotus43-Brm e la Lotus33-Climax.

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Robin Widdows - 1968
Nei primi decenni di storia della F1 non era insolito trovare tra i partenti piloti provenienti dal mondo delle due ruote, decisamente meno convenzionale era invece il passaggio dai motori a categorie olimpiche. Fu il caso ad esempio di Robin Widdows, presente a Brands Hatch nel 1968 per un'unica presenza in F1 e già attivo in F2 e F3, ma anche iscritto ai giochi olimpici 1964 e 1968 nella categoria dedicata ai bob.

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Pedro Rodriguez - 1968
Archiviato il tentativo di motore 16 cilindri, la Brm portò in pista un convenzionale V12 derivato dalle vetture sport, con cui il team raccolse discreti risultati. Il pilota più efficace fu Rodriguez, che colse tre podi e altri piazzamenti utilizzando tre diverse vetture, ovvero la P126, la P133 e la P138. Sempre più versatile, Rodriguez nello stesso anno vinse la 24 ore di Le Mans e contribuì alla vittoria della Ford nel mondiale marche, correndo successivamente anche in Can-Am, NASCAR, Rally ed infine diventando Campione nordamericano di corse su ghiaccio nel 1970. Perse la vita nel 1971 durante lo svolgimento di una gara interserie.

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Chris Amon - 1968
Pur partendo spesso tra le prime posizioni, la Ferrari 312 F1 schierata dal Cavallino Rampante tra il 1966 e il 1969 fu spesso vittima di inconvenienti tecnici che portarono a poche soddisfazioni e tre sole vittorie; viene in ogni caso ricordata per l'introduzione dell'alettone posteriore, installato sulla vettura di Amon a Spa nel 1968: colta la pole con 3,7 secondi di vantaggio Stewart, lo sfortunato pilota neozelandese fu costretto al ritiro per problemi al radiatore.

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Mario Andretti - 1968
Già protagonista negli Usa, dove aveva già ottenuto importanti affermazioni con Sprint cars, vetture sport e Nascar, Mario Andretti debuttò in Formula 1 nel 1968: venne iscritto al Gp d'Italia cui non partecipò, rimandando il debutto a Watkins Glen, dove ottenne subito la pole position, impresa riuscita anche a Reutemann nel 1972, Villeneuve nel 1996 e Farina nel 1950, prima gara del mondiale.

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Jackie Stewart - 1968
Portata al debutto da Beltoise, la Matra Ms10, sapientemente gestita da Ken Tyrrell, permise al velocissimo Stewart di lottare per il titolo con Graham Hill. Lo scozzese vinse a Zandvoort, al Nurburgring e a Watkins Glen, dove condusse per tutta la gara con grande autorità distaccando Hill di 24 secondi e incassando un premio £8300, il più ricco elargito fino a quel momento per la vittoria di un Gp. Una serie di problemi nella prova conclusiva in Messico rimandarono di un anno la conquista del titolo, che arrivò nel 1969, 1971 e 1973.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1969 ​
La nostra sintesi sulla stagione 1969

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Jacky Ickx - 1967
In aggiunta ai 17 piloti iscritti al Gp di Germania, vennero ammessi 9 piloti con vetture di F2, tra i quali Jacky Ickx, che alla guida di una Matra riuscì incredibilmente a centrare il terzo posto in prova alle spalle di Clark, autore di un tempo mostruoso, e di Denny Hulme (staccato di 9,4 secondi dalla pole). Costretto a partire 18esimo dal regolamento (le F2 dovevano partire dopo le F1), Ickx continuò a stupire risalendo fino al quinto posto e battagliando con la Ferrari di Amon (terzo al traguardo), salvo poi arrendersi a tre giri dalla fine per la rottura di una sospensione; anche se incompiuta, fu indubbiamente un'impresa leggendaria.

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Bruce Mclaren - 1969
I primi anni in F1 della Mclaren non portarono grandi risultati, ma con l'avvento della M7A il team riuscì a cambiare passo, giungendo al secondo posto nella classifica costruttori nel campionato 1968. L'anno seguente venne schierata una versione B che andava a modificare sostanzialmente la posizione del carburante, inizialmente stoccato in serbatoi lungo il lato del telaio, sopra le gambe del guidatore e dietro il sedile, mentre nell'evoluzione B si trovava in basso e centralmente in vasche integrali ai lati del cockpit, allo scopo era di migliorare la maneggevolezza e prevedere un possibile sistema di trazione integrale. Bruce Mclaren fu molto regolare e chiuse terzo, mentre Hulme vinse una gara, ma patì alcuni problemi di affidabilità terminando al quinto posto.

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Jochen Rindt - 1969
La Lotus campione in carica visse una stagione sfortunata e il potenziale della 49B venne ridimensionato da problemi di affidabilità e infortuni. All'esperto Graham Hill venne affiancato il velocissimo Rindt, il quale fu vittima di un grave incidente al GP di Spagna dove si ruppe la mascella e subì una commozione cerebrale. Ristabilitosi, conquistò il suo primo successo in F1 sul circuito di Watkins Glen, dove il suo compagno di scuderia si fratturò le gambe causa un terribile incidente. Il noto giornalista Denis Jenkinson disse che secondo lui Rindt era veloce ma senza testa, tanto che se avesse vinto una gara per scommessa si sarebbe tagliato la sua iconica barba; in seguito al successo dell'austriaco mantenne la promessa.

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Graham Hill - 1969
Vi è stato un unico pilota in grado di conquistare la "Tripla Corona" dell'automobilismo, tra l'altro in entrambe le definizioni che ne vengono date (vittoria alla 500 miglia di Indianapolis, alla 24 Ore di Le Mans e al GP di Monaco, oppure alla 500 Miglia di Indianapolis, alla 24 Ore di Le Mans e nel Campionato mondiale di Formula 1). Stiamo parlando di Graham Hill, che nel 1969 vinse l'ultimo Gp di F1 in carriera a Montecarlo, conquistando il quinto successo nel principato, record battuto solamente da Ayrton Senna, che nel 1993 arrivò a quota sei.

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Jackie Stewart - 1969
Matra era un complesso industriale francese che dal settore militare si spostò in svariati campi, tra cui le auto, arrivando alla produzione di vetture di Formula 1, sostenute dalla fine degli anni sessanta con ingenti investimenti del governo. L'apice arrivò nel 1969, quando sotto la guida di Ken Tyrrell e Stewart al volante arrivò un meritato titolo iridato con 6 vittorie su 11 Gp; successivamente la scissione da Tyrrell segnò un rapido declino per la Matra, che ottenne comunque importantissime vittorie a Le Mans e nel mondiale marche.

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Peter Westbury - 1969
Il Gp di Germania, che prevedeva di contorno anche sfilate, concerti ed esibizioni di aerei e auto d'epoca, vide nel 1969 l'assenza della Ferrari, che disertò per preparare al meglio il Gp d'Italia. Tra i 26 iscritti ben 12 erano al volante di vetture di F2, invitate per rimpolpare la griglia, tra questi Peter Westbury, nono al traguardo nella sua unica presenza (l'anno successivo ebbe l'occasione di iscriversi con una Brm F1 negli Usa ma non riuscì a qualificarsi). La tragica scomparsa di Mitter durante le prove portò all'abbandono di Hermann e delle altre due Bmw di Hahne e Quester, mentre la gara su vinta da Ickx su Brabham.

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Jacky Ickx - 1969
Nonostante gli ottimi risultati, a causa dei rapporti difficili con la squadra e problemi contrattuali, Jacky Ickx per il 1969 si trasferì alla Brabham tramite la Gulf, che sponsorizzava sia Brabham che la JW Automotive, con cui il belga correva nel Campionato marche. La scarsa affidabilità della vettura nella prima parte di stagione non consentì a Ickx di lottare per il titolo, ma arrivò comunque un onorevole secondo posto alle spalle di Stewart, con due vittorie e cinque podi in totale, poi a fine stagione, il ritorno alla Ferrari, con cui chiuse secondo anche nel 1970.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1970 ​La nostra sintesi sulla stagione 1970

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Gus Hutchinson - 1970
Alla fine degli anni '60 la SCCA decise di creare una categoria dove monoposto di diversa origine potessero gareggiare insieme, concetto già applicato con successo alle vetture sport della Can-Am, per questo venne sviluppata la Formula A, poi divenuta Formula 5000. Uno dei protagonisti delle serie SCCA fu fu indubbiamente Gus Hutchinson, campione nel 1967, il quale tre anni più tardi registrò una presenza nel mondiale di F1 acquistando una Brabham Bt26 che schierò a Watkins Glen, ritirandosi per una perdita al serbatoio.
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Jackie Stewart - 1970
Il Gp di Spagna '70 ebbe un avvio travagliato in quanto prima della gara gli organizzatori decisero di limitare i partenti a sedici, scatenando le ire della Foca. La gara fu poi sconvolta da un grave incidente tra Jackie Oliver e Jacky Ickx alla Eses de Bugatti, con scoppio di uno spaventoso incendio che causò delle ustioni a Ickx. Con soli cinque piloti al traguardo vinse Stewart sulla March schierata da Ken Tyrrell, unico successo stagionale del campione del mondo in carica.

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Imola, 1994. Ayrton Senna sta effettuando un giro per "raccontare" il circuito, mentre il suo rivale di sempre Alain Prost è in cabina di regia.
Ad un certo punto la frase: "Un saluto speciale al nostro caro amico Alain. Ci manchi Alain..." Non avranno più occasioni di incontrarsi e di parlare, la loro storia finì così, in modo quasi romantico, dopo anni di battaglie e l'abbraccio finale ad Adelaide nel 1993.
La terribile tragedia ci ha portato via un grande campione, ma anche una storia di F1 tra le più belle di sempre.
Obrigado Ayrton. Merci Alain.

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Jack Brabham - 1970
Una volta conquistato il titolo nel '66 e perso per un soffio quello del '67 per mano dello "scudiero" Hulme, Jack Brabham affrontò una stagione di crisi salvo poi ripartire verso una nuova "rinascita", tornando al successo a Kyalami nella prova inaugurale del 1970, anno dell'addio. A Città del Messico Black Jack scese in pista per l'ultima volta (ritiro per la rottura del motore) chiudendo una carriera straordinaria, fatta di 127 gran premi, tre titoli iridati di cui uno con la propria vettura, 14 vittorie, 31 podi, 13 pole position e 12 giri più veloci.

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Michael Schumacher - 1998
Nelle prima due gare del '98 la Mclaren spaventò la concorrenza, ma dal Gp d'Argentina le Goodyear garantirono una spinta in più alla Ferrari e Schumacher colse l'occasione al volo: vicinissimo al poleman Coulthard in prova, in gara il tedesco perse una posizione al via poi infilò entrambe le Mclaren (tra cui lo scozzese in seguito ad un contatto) e proseguì la gara con un ritmo elevatissimo, puntando ad una strategia a due soste. Rientrato in testa in seguito al secondo pit-stop, Schumacher proseguì velocissimo vincendo con un margine di sicurezza nonostante un'uscita di strada nelle battute finali, riaprendo un mondiale che fu ancora una volta combattuto fino alla fine.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1971 ​La nostra sintesi sulla stagione 1971

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Chris Craft - 1971
Il presentatore Tv di Speed Channel Alain De Cadenet si cimentò anche come pilota e durante una competizione per vetture sport conobbe Chris Craft, cui preparò una Brabham per disputare le ultime gare del campionato 1971. A Montreal la vettura non partì causa un problema al motore, mentre a Watkins Glen la corsa di Craft durl trenta giri prima della resa per la rottura di una sospensione. Tornato alle vetture sport, il pilota britannico ottenne come miglior risultato un terzo posto a Le Mans, sempre in coppia con De Cadenet.
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Max Jean - 1971
Prima di ottenere l'appoggio di importanti sponsor arabi, Frank Williams lottò come un leone in regime di ristrettezza economica pur di mantenere il proprio team nell'olimpo dei gran premi. Sir Frank non disdegnò tra l'altro l'utilizzo di piloti dotati di valigia o sponsor, tra questi Max Jean (già attivo nelle formule minori), il quale era riuscito ad accordarsi con la Motul coinvolgendo Williams, che diede al francese l'occasione di disputare alcune gare di F2 e il Gp di Francia 1971, valido per il mondiale di F1, dove Jean non fu classificato, non avendo percorso la distanza minima causa noie al cambio.

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Mario Andretti - 1971
Già attivo da tempo con grande successo nelle competizioni americane e di durata, Mario Andretti sbarcò in F1 alla fine degli anni sessanta disputando alcune gare con la Lotus. Passato in Ferrari, debuttò in rosso con una straordinaria vittoria a Kyalami, poi proseguì la sua avventura nel circus saltuariamente, alternandosi alle competizioni statunitensi, prima di tornare definitivamente con la Lotus, che gli offrì la possibilità di conquistare il titolo mondiale nel 1978.
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Jo Siffert - 1971
La carriera di "Seppi" Siffert iniziò negli anni cinquanta con le due ruote, prima del passaggio all'automobilismo, dove si cimentò con successo in diverse categorie, tra cui va segnalata una vittoria storica alla Targa Florio del 1970. In F1 il pilota svizzero proseguì con risultati in crescendo, cogliendo tra l'altro una vittoria iridata e due al Gp del Mediterraneo di Enna, non valida per il campionato del mondo. Dopo una stagione da dimenticare in March, nel 1971 Siffert passò alla Brm con cui vinse a Zeltweg nel Gp che assegnò matematicamente il titolo a Stewart. A fine campionato, per festeggiare il titolo dello scozzese, venne organizzata una gara a Brands Hatch, dove Siffert fu vittima di un incidente fatale, a causa di un guasto ad una sospensione.

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Jacky Ickx - 1971
La Ferrari riponeva molta fiducia nella stagione in arrivo, forte dei risultati del 1970: confermati Ickx e Regazzoni, in alcuni Gp affiancati da Mario Andretti, il campionato iniziò con la Ferrari 312 B dell'anno precedente, presto sostituita dall'evoluzione B2, dimostratasi subito molto veloce. Ickx iniziò con due pole, un Gpv e una vittoria, ottenuta sotto il diluvio a Zandvoort, per un totale di tre podi e 19 punti che lo accreditarono come il più temibile rivale di Stewart. Purtroppo la nuova vettura si dimostrò tanto veloce quanto inaffidabile e nel resto della stagione il belga non colse altri punti, collezionando ritiri e delusioni a fronte di ottime prestazioni, situazione poi ripetute nelle due successive stagioni, le ultime per "Pierino il terribile" con la Ferrari.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1972 ​La nostra sintesi sulla stagione 1972

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Denny Hulme - 1972
Una volta conquistato il titolo mondiale con la Brabham, Denny Hulme legò la propria carriera alla Mclaren, team all'epoca ancora giovane, di cui il neozelandese fu il primo pilota ufficiale oltre al fondatore Bruce, che perse la vita nel 1970 durante i collaudi di una vettura Can-An. In una fase difficile per la sopravvivenza stessa della Mclaren, Hulme continò la propria avventura fino a fine carriera, ottenendo sempre risultati di alto profilo e concludendo il mondiale al terzo posto nel 1972, grazie a una vittoria (Kyalami) e sette podi.

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Skip Barber - 1972
Forte di risultati di rilievo nelle competizioni americane sia con monoposto che con vetture a ruote coperte, Skip Barber acquistò una March 711 per correre in Formula 5000, cogliendo l'occasione per disputare alcune gare di F1: su cinque tentativi si qualificò quattro volte, con un sedicesimo posto come migliore risultato, ottenuto nel 1972 a Watkins Glen. Terminata la carriera agonistica ha fondato una scuola di pilotaggio che porta il proprio nome, poi divenuta serie automobilistica nota in tutto il mondo, oltre ad essere titolare del circuito Lime Rock Park.

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Jackie Stewart - 1972
Il circuito di Clermont Ferrand venne spesso accomunato al Nurburgring in virtù di 51 curve su una lunghezza di oltre 8km con costanti cambi di pendenza. Il tracciato francese acquistò progressivamente notorietà fino ad arrivare all'organizzazione di cinque edizioni del Gp di Francia di F1, l'ultima di queste (1972) vinta da Stewart, tornato al volante in seguito ad uno stop dovuto a problemi di salute (quell'anno patì ulcera e mononucleosi). L'abitudine dei piloti a tagliare le curve provocò diverse forature dovute al passaggio delle ruote su tratti non asfaltati pieni di pietre e proprio una di queste colpì Marko, che perse un occhio, uno dei motivi per cui il Circus decise di abbandonare Clermont Ferrand trasferendosi successivamente a Digione, Le Castellet e, infine, a Magny Cours.

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Emerson Fittipaldi - 1972
La Lotus temeva problemi legali sul territorio italiano in seguito all'incidente mortale di Jochen Rindt ​di due anni prima, motivo per cui ​schierò la vettura di Emerson Fittipaldi​ come "World Wide Racing"​ e non come team ufficiale,​​​ come fatto già l'anno precedente.​ In un circuito rinnovato con l'inserimento di due chicane nel tentativo di rallentare le vetture in nome della sicurezza, il pilota brasiliano partì dalla terza fila (in pole si trovò per l'ultima volta Ickx)​ e vinse con autorità, conquistando il suo primo titolo mondiale, quinto per la Lotus.

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Carlos Reutemann - 1980
La 12esima prova della stagione 1980 si corse sul Circuito di Imola, unico Gran Premio d'Italia valido per il campionato mondiale di Formula 1 a non disputarsi a Monza; Il tracciato del Santerno aveva già ospitato due Gp, non validi però per il mondiale: Il Gp di Imola nel 1963 e il Gp Dino Ferrari nel 1979. Le prove furono monopolizzate dalla Renault mentre la gara, scossa dallo spettacolare, e per fortuna senza conseguenze, incidente di Villeneuve, fu vinta da Nelson Piquet, seguito da Jones e Reutemann, quest'ultimo ritrovatosi ultimo dopo la partenza causa un problema al cambio e autore di una straordinaria rimonta. Grazie ai punti di Jones e Reutemann la Williams si aggiudicò matematicamente il primo titolo costruttori della propria storia.

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Bob Gerard - 1950
Già alla fine del XIX secolo si inserì nel nascente mercato dell'auto il concetto di Kit Car, ovvero auto acquistate per la costruzione in proprio, solitamente per vantaggi fiscali o di versatilità dei pezzi. Tra le aziende in campo vi fu la Era, che maturò poi l'idea di spingersi alle competizioni arrivando fino al mondiale di F1, presto abbandonato a causa dei costi eccessivi. Tra i piloti attivi di fu Bob Gerard, che nel 1950 disputò due Gp con una Era privata arrivando due volte sesto; il pilota inglese non colse mai punti iridati, ma ottenne ben nove vittorie in corse non valevoli per il mondiale, principalmente disputate in Inghilterra.

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Brian Hart - 1967
Durante gli anni '60 la Protos, attiva in F2, tentò di introdurre il legno nella progettazione del telaio, con lo scopo di ottenere vetture più leggere, senza ottenere particolare vantaggi a fronte di un'evidente pericolosità. Al Gp di Germania del 1967 vennero ammesse anche le vetture di F2 (costrette a partire dal fondo, compreso Ickx, autore del terzo tempo assoluto in prova), tra cui due Protos, affidate a Ahrens e Hart, futuro costruttore di propulsori, giunto al traguardo a tre giri dal vincitore e non classificato, mentre Ahrens si fermò dopo 4 giri per problemi al radiatore. Nota: Per la prima volta dopo 50 GP, nessun pilota di inglese salì sul podio; non accadeva dal Gran Premio di Francia 1962.

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Gaetano Starrabba - 1961
Appassionato di auto come molti aristocratici della propria epoca, Gaetano Starrabba, Principe di Giardinelli e di Militello, conte di Pachino, barone di Bimmisca e Scibina, marchese di S. Agata, iniziò negli anni cinquanta una lunga carriera che lo portò a cimentarsi con successo in numerose competizioni. Nel 1961 il pilota italiano acquistò una Lotus 18 su cui montò un motore Maserati, esemplare unico nella storia della F1, iscrivendosi al Gp d'Italia: 30esimo in prova a 21 secondi dalla pole, Starrabba si ritirò nel corso del 19esimo giro per la rottura del motore, in quella che fu la sua unica presenza iridata.

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David Piper - 1960
Nonostante i risultanti poco entusiasmanti al botteghino, il film "Le 24 ore di Le Mans", interpretato da Steve McQueen, rimane insieme a "Grand Prix" una pietra miliare dei film sull'automobilismo. Durante le riprese si ferì gravemente, perdendo parte di una gamba, David Piper, pilota di grande successo nelle gare di durata degli anni sessanta, cui era solito correre con una Ferrari tinta di verde invece che del solito rosso corsa. Il pilota inglese disputò anche due Gp di Formula 1 con una Lotus privata, ottenendo come miglior risultato un 16esimo posto nella corsa di casa, disputata a Silverstone nel 1960.

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Harry Schell - 1960
La disidratazione ha sempre rappresentato un problema per i piloti impegnati nelle gare di Formula 1: i sistemi moderni hanno permesso di bere durante l'evento direttamente dal proprio abitacolo, mentre un tempo, senza caschi integrali e con pilota completamente "libero" nel posto guida, poteva capitare di vedere collaboratori lanciare l'acqua, come accadde ad Harry Schell a Buenos Aires nel 1960. Quella argentina fu l'ultima gara del pilota statunitense, attivo in F1 fin dalla prima edizione del mondiale, alcune settimane dopo rimase vittima di un grave incidente durante le prove del BRDC International Trophy che gli costò la vita.

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Prost e Senna - 1989
Nelle prime fasi del Gp di San Marino, a causa di un cedimento meccanico Berger andò a sbattere violentemente al tamburello, la sua Ferrari prese fuoco e il pilota si salvò solo grazie al tempestivo intervento degli uomini di servizio che domarono le fiamme in meno di venti secondi. Al secondo via Prost scattò meglio di Senna, che lo sopravanzò subito alla Tosa nonostante i due avessero stabilito di non superarsi tra loro in quella curva nel corso del primo passaggio: fu l'inizio di una guerra senza esclusione di colpi che nello stesso anno a Suzuka concluse il primo round. A Imola Senna condusse senza problemi fino al traguardo, precedendo di circa 40 secondi il suo compagno di squadra: fu la prima vittoria nella storia del mondiale ottenuta da un motore a 10 cilindri.

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Luki Botha - 1967
Nei risultati di gara in Formula 1 può capitare di trovare in classifica piloti che non hanno terminato la corsa per incidenti o guasti, oppure di vedere esclusi concorrenti che hanno tagliato il traguardo, questo perchè, a prescindere dallo stato della vettura, viene inserito in classifica chi ha concluso almeno il 90% della distanza prevista. Ad esempio Luki Botha, sudafricano iscrittosi privatamente con una Brabham al Gp del Sudafrica 1967, nel corso del 38esimo giro ebbe un problema alla vettura che riuscì a risolvere grazie all'aiuto di uno spettatore; una volta ripartito chiuse la gara a 20 giri da Rodriguez e non venne classificato.

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George Eaton - 1970
Il Patron della BRM, Sir Alfred Owen, assunse il progettista Tony Southgate, per tentare di colmare il gap con le altre squadre in seguito ad alcune stagioni deludenti. Nacque di conseguenza una nuova vettura, denominata P153, con telaio monoscocca di nuova concezione, spinta da motore Brm dalla potenza di 440 cv gestito da un cambio a cinque velocità manuale. Oltre ai due piloti Oliver e Rodriguez venne confermato George Eaton, già attivo con successo in Can-Am e Formula A, ma poco fortunato in F1, dove non raccolse punti, con un decimo posto nel Gp di casa come migliore risultato.

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Chico Landi - 1951
Il primo pilota brasiliano a guidare una Ferrari, pur non iscritto con il team ufficiale ma come privato, fu Francisco Sacco Landi detto Chico, che a Monza nel 1951 si qualificò sedicesimo a 18 secondi dalla pole, concludendo la gara senza aver concluso nemmeno un giro causa noie alla trasmissione. Il pilota brasiliano ha disputato sei prove nel mondiale, con un quarto posto come miglior risultato, ottenendo una vittoria nel Gp di Bari del 1952. prova non valida per il campionato del mondo.

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Peter Whitehead - 1950
Nella prima edizione del mondiale di F1 la Ferrari schierò la vettura 125F1, appositamente rivista dal progetto iniziale, avvenuto nel primo dopoguerra. Il pilota con più presenze in quella stagione fu Peter Whitehead, il primo privato cui Enzo Ferrari concesse un proprio mezzo, ripagato da un ottimo terzo posto a Reims, mentre nei due anni successivi non arrivarono risultati. Dopo due gare con una Cooper, sempre iscritta personalmente, Whitehead tornò a dedicarsi ad altre competizioni, trovando la morte nel 1958 durante il Tour de France Automobile.

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Alfonso de Portago - 1956
Nato da una famiglia aristocratica spagnola, Alfonso Antonio Vicente Eduardo Ángel Blas Francisco de Borja Cabeza de Vaca y Leighton, marchese di Portago, fu avviato all'automobilismo dall'importatore di Ferrari Luigi Chinetti. Lo spagnolo acquistò in proprio una Ferrari F1 che fu però distrutta in un incidente; l'anno seguente venne comunque ingaggiato come pilota ufficiale ottenendo un secondo posto come migliore risultato. Perse la vita durante la Mille Miglia del 1957, quando all'altezza di Guidizzolo (MN) fu vittima di un incidente causato dal cedimento di uno pneumatico: morì sul colpo insieme al copilota Edmund Nelson e a 9 spettatori tra cui 5 bambini.

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Luigi Piotti - 1957
Fin dai principi del mondiale di F1 e per numerose edizioni, il Gp di Monaco ha visto solitamente una riduzione dei piloti ammessi alla gara, in virtù della pericolosità del tracciato. Nel 1957 tra i 21 iscritti all'evento, solo 16 vetture si qualificarono per la gara, tra gli esclusi anche l'italiano Piotti, il quale, dopo un tentativo vano con l'Arzani Volpini (costruttore specializzato nelle Formule minori, presente una sola volta in F1) nel 1955, disputò alcune gare del mondiale, principalmente come privato, ottenendo un sesto posto come migliore risultato.

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Dave Charlton - 1970
Il campionato sudafricano di Formula 1 si disputò tra il 1960 e il 1974: dopo i successi di Van der Vyver, Pieterse e Lederle, il titolo è stato assegnato per sei volte consecutive a John Love, mentre le ultime cinque edizioni sono state conquistate da Dave Charlton. Quest'ultimo si è iscritto anche a 13 Gp del mondiale di Formula 1, principalmente in quello di casa, qualificandosi in 11 occasioni e cogliendo un 12esimo posto come miglior risultato.

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Walt Hansgen - 1964
Gli organizzatori del Gp degli Usa al Glen erano soddisfatti del rifacimento della superficie del tracciato al punto da credere possibile un giro alla media record di oltre 190 km/h (tempo previsto 1: 08.9) e avevano a disposizione 120 bottiglie di champagne pronte per chi fosse riuscito; previsione lontana dalla realtà visto che la pole fu segnata da Clark in 1:12.65. Tra i partecipanti anche il pilota di casa Walt Hansgen, che nella seconda e ultima presenza in F1 conquistò due punti, terminando quinto. Lo statunitense successivamente si dedicò a gare sport e di durata, perse la vita durante una sessione di test ad Indianapolis in vista della 24 Ore di Le Mans.
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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---197​3​ ​La nostra sintesi sulla stagione 197​3​

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Arturo Merzario - 1973
La Scuderia Ferrari è l'unica presente in tutte le edizioni del mondiale di F1, assente solamente in 27 Gran Premi per diversi motivi, tra cui scioperi delle maestranze, assenze volontarie per gare onerose e inutili ai fini della classifica, o ancora per prese di posizioni "politiche". Nel 1973 il Cavallino era in forte crisi tecnica e di risultati e diede forfait per i Gp d'Olanda e Germania per permettere all'Ing.Forghieri di rivedere la vettura, affidata a Zeltweg al solo Merzario, settimo al traguardo. Il simpatico Arturo, che non ebbe mai a disposizione vetture competitive in F1, nel '73 visse comunque la sua miglior stagione nel Circus, grazie a due quarti posti e sei punti in classifica generale.

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Mike Beuttler - 1973
Già attivo in F3 e F2, Mike Beuttler trovò l'appoggio di alcuni amici, facoltosi agenti di cambio, per debuttare in Formula 1 guidando una March a nome del team privato Clarke-Mordaunt-Guthrie Racing, con cui gareggiò per tutta la sua permanenza nella massima serie, ad eccezione del Gp del Canada 1971, quando fu schierato dal team ufficiale. In 29 gare non ha ottenuto punti e colse il miglior risultato in Spagna nel 1973, quando fu settimo al traguardo; è scomparso nel 1988 a soli 48 anni, stroncato dall'Aids.

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Fittipaldi e Peterson - 1973
Grazie a tre vittorie e altri tre podi, dopo cinque gare Fittipaldi guidava il mondiale con 35 punti, mentre il suo compagno di squadra Peterson era fermo a quota zero. Da quel momento quest'ultimo colse 4 vittorie e punti a raffica mentre il brasiliano fu tormentato da varie disavventure e accusò Chapman di penalizzarlo; Il culmine fu raggiunto a Monza, quando Peterson vinse e non fece passare Fittipaldi, che necessitava di una vittoria per poter rimanere in lotta per il titolo. Stewart vinse facilmente il suo terzo e ultimo mondiale mentre Chapman riuscì a ottenere la vittoria tra i costruttori, a quel punto Fittipaldi, amareggiato per lo scarso appoggio della squadra dopo il titolo dell'anno precedente, prese la decisione di abbandonare la Lotus.

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Stewart e Cevert - 1973
Ken Tyrrell iniziò la propria carriera di costruttore numerando con un progressivo il numero di telai costruiti, poi, alla fine del 1972, Francois Cevert portò al debuttò la prima Tyrrell prodotta in un unico esemplare: la 006, che dopo le prime gare del 1973 fu utilizzata anche da Stewart, il quale vinse subito a Kyalami (partì 16esimo) avviandosi verso il terzo titolo, sostenuto dal proprio amico e compagno di squadra. Durante le prove dell'ultima gara stagionale Cevert perse la vita in un tragico incidente e Stewart decise di non scendere in pista per quello che sarebbe stato il suo 100esimo Gp, ritirandosi definitivamente dalla Formula 1.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1974 ​La nostra sintesi sulla stagione 1974

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Alex Soler-Roig - 1971
Non sempre gli ottimi risultati in altre categorie hanno portato fortuna ai piloti impegnati nel mondiale: è il caso di Alex Soler-Roig, che in carriera ha vinto il campionato spagnolo turismo oltre a prestigiose gare di durata Spa, Paul Ricard, Zandvoort, Jarama e Montjuich. Attivo in F1 tra il 1970 e il 1972 con Lotus, March e Brm, lo spagnolo è riuscito a qualificarsi 6 volte su 10 tentativi, senza mai arrivare al traguardo.

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Luiz Pereira Bueno - 1973
Fino agli anni settanta non era insolita l'iscrizione in alcune gare di privati o team minori con vetture di costruttori concorrenti. E' il caso della Surtees TS9, schierata dal team ufficiale nel 1971 e poi l'anno successivo con un'evoluzione "B": ormai obsoleta, fu utilizzata nel 1973 a Kyalami da De Adamich e a Interlagos da Pereira Bueno, che nell'unica presenza nel mondiale scattò dalla ventesima piazza e chiuse dodicesimo a quattro giri dal vincitore.

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Gerard Larrousse - 1974
Larrousse iniziò la propria carriera nei rally, dove divenne campione di Francia, poi conquistò il Tour de Corse mentre successivamente si impose alla Targa Florio e 2 volte alla 24 ore di Le Mans. In Formula 1, categoria dove divenne dirigente Renault e Ligier, oltreché titolare di un proprio team, disputò una sola gara al volante di una Brabham del team Finotto, tentò poi una seconda partecipazione a Digione ma non riuscì a qualificarsi.

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Niki Lauda - 1974
Clay Regazzoni disputò una stagione con la Brm dove conobbe Niki Lauda, pilota austriaco che consigliò ad Enzo Ferrari al rientro a Maranello. Nonostante il palmares scarno di Lauda il Drake accettò il consiglio ed ebbe subito modo di scontrarsi con quel giovane pilota che nel corso dei primi test definì la vettura "una merda" ma lavorò con grande impegno per limare decimi fondamentali sulla concorrenza. A Jarama Lauda vinse il suo primo Gp (50esimo per la Ferrari), mettendosi in luce nel corso di una stagione in cui collezionò 2 vittorie, 5 podi e 9 pole, preludio dei successi degli anni a venire.

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Clay Regazzoni - 1974
La Ferrari superò una lunga crisi e divenne presto chiaro che dal 1974 non avrebbe più recitato il ruolo di comparsa: al giro di boa del mondiale alle spalle del leader Fittipaldi si trovavano infatti Lauda (4 pole e 2 vittorie) e Regazzoni, ancora a secco di successi ma più costante dell’austriaco. Al Nurburgring arrivò anche il momento del ritorno sul gradino più alto del podio per Clay, che con un altro piazzamento si portò a quota 46 punti, contro i 41 di Scheckter, i 38 di Lauda e i 37 di Fittipaldi, che nelle ultime tre gare riuscì l'incredibile rimonta, favorito da problemi tecnici sulla Ferrari di Regazzoni a Monza e Watkins Glen; con una diversa gestione dei piloti da parte di Maranello con ogni probabilità lo svizzero avrebbe conquistato un titolo che, purtroppo, non arrivò mai.

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Denny Hulme - 1974
Il campionato del mondo di F1 1974 si aprì in Argentina con una grande novità: dal quel momento infatti i numeri delle vetture rimasero fissi per tutta la stagione, mentre precedentemente venivano assegnati gara per gara. Il padrone di casa Reutemann rimase in testa fino a pochi Km dal traguardo, quando rimase senza benzina: ne approfittò Hulme, che prese il comando e vinse l'ultima gara in carriera.

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http://www.cavalieridelrischio.com/home/campionati-del-mondo/campionato-del-mondo-di-formula-1---1975 ​La nostra sintesi sulla stagione 1975

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