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Chi non si ricorda dei campi senza fine, dei tiri impossibili o delle partite infinite?
O della magia di “due sportivi, due ragazzi, per il calcio sono pazzi. Son portiere ed attaccante, Holly e Benji due speranze”? Le magie di Holly Hutton, la sicurezza di Benji Price, l’andirivieni dell’amico del cuore Tom Becker.
E poi il “tiro della tigre” di Mark Landers e l'alcolismo del suo allenatore, Jeff Turner.
Roberto Sedinho, Ed Warner, la malattia del meraviglioso talento Julian Ross e il suo 14 sulla maglia della Mambo f.c., ispirato al leggendario Johan Crujff.
La catapulta infernale dei gemelli Derrick, il laccetto nei capelli di Philpp Callaghan e la sua Flynet, "l'ignoranza" di Bruce Harper, la “montagna” Teo Sellers... E poi ancora Clifford Yuma, Sam Reynolds, Paul Diamond, Sandy Winters, Denny Mellow, Ted Carter, Jhonny Mason, Jack Morris, Bob Denver, i super mondiali con Gino Buffetti, Schneider, Pierre, Bauer e "Cyborg" Santana, Rivaul e poi Rob Denton... 32 anni fa arrivava per la prima volta in Italia "Holly e Benji", la versione italiana del cartone giapponese “Capitan Tsubasa” ideato da Taicho Takahashi, che ha appassionato e fatto innamorare milioni di bambini e diverse generazioni.

Non ce la faccio, troppi ricordi.
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#romanzocalcistico #hollyebenji


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Dopo Andrea Camilleri l’Italia piange un altro grande personaggio del XX secolo, amante del calcio e tifosissimo del Napoli: Luciano De Crescenzo.
Buon viaggio professore
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#romanzocalcistico #decrescenzo #napoli #lucianodecrescenzo #sscnapoli


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In Paolo Veritas 🙎🏻‍♂️
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#maldini #romanzocalcistico


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#Repost @romanzo_calcistico
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Quando sembra andare tutto storto, quando lo sconforto domina la tua voglia, le tue ambizioni, i tuoi sogni...
Non aver paura.
Quando ti senti morire dopo una sconfitta, dopo una partita andata male, dopo una finale persa, dopo un rigore sbagliato, dopo un campionato sfuggito all’ultimo minuto dell’ultima partita...
Non aver paura.
Quando il ginocchio cede, quando il tunnel degli infortuni non sembra finire mai, quando pensi di aver speso anche l’ultima goccia di sudore disponibile, quando ti senti sfinito e vuoi abbandonare tutto...
Non aver paura.
Quando credi di non esser capito.
Non aver paura.
Fermati un attimo, guardati dentro, fai i conti con ciò che sei.
Fissa bene in mente ciò che vuoi, curati le ferite.
Riparti.
Più convinto di prima.
Tutto ciò ti ha reso solo più forte.
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✍🏼 @gigipistacchi .
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#romanzocalcistico #nonaverpaura
#torneoAmiciDelVesuvio #nonmollaremai #calcio #love


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«Io sono nato a Vukovar, per me era la città più bella del mondo. Poi è diventata simbolo della guerra. Ci sono tornato 2 anni fa, dopo 25 anni. L’ultima volta era stata durante il conflitto. Era tutto raso al suolo, non riuscivo neanche a orientarmi. A capire le vie. Solo scheletri di pa­lazzi e macchine ammassate per creare trincee. Non volava un uccello, non c'era un cane, nulla... Le guerre, tutte, fan­no schifo. Ma quella fratricida che abbiamo vissuto noi nell’ex Jugoslavia è quanto di peggio possa capitare. Amici che si spa­ravano tra loro, famiglie disgre­gate. Il mio migliore amico ha devastato la mia casa. Mio zio, croato e fratello di mia ma­dre, voleva «scannare come un porco», disse così, mio padre serbo. Dovranno passare due generazioni prima di poter giudicare cosa è accaduto. È stato devastante per tutti. Quello che racconto, lo può raccontare anche un croato o un bosniaco. Abbiamo vissuto un impazzimento della storia.
Mio padre faceva il camionista è morto di tumore. Quando se n’è andato io non c’ero. Ci penso tutti i giorni. Durante la guerra lo im­ploravo di venire in Italia ma volle restare nel suo Paese. Vor­rei potesse vedere come sono cresciuti i suoi nipoti. Un sogno? Il mio è impossibi­le: poterlo riabbracciare. Mia madre invece mi guar­da ancora con gli stessi occhi di quando ero bambino. Lei non parla l’italiano e i miei figli poco il serbo. Ma ogni volta che viene a trovarci a Roma e vedo come li guarda, capisco che l’amore non ha bisogno di parole... I riccioloni di quando ero ragazzo hanno la­sciato il posto ai capelli bianchi. Si sono pure diradati, e ora li di­fendo come prima coprivo i miei portieri. Eppure per l’energia e l’entusiasmo, me ne sento 20 in meno. Anche se certe volte penso di averne 150, per tutto quel­lo che ho già vissuto. L’adole­scenza in Serbia, la carriera e le tante città, sei figli, la povertà, i successi. Ma anche due guerre, le ferite, le lacrime... Oggi se mi guardo indietro posso dirlo: Sinisa, quanta vita hai vissuto...».
[Sinisa #Mihaijlovic]

E quanta ne dovrai vivere ancora. Perché la tua storia insegna: sei un vincente nato, e vincerai anche questa.
Хајде Sinisa
#romanzocalcistico


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Uffà
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Quando sembra andare tutto storto, quando lo sconforto domina la tua voglia, le tue ambizioni, i tuoi sogni...
Non aver paura.
Quando ti senti morire dopo una sconfitta, dopo una partita andata male, dopo una finale persa, dopo un rigore sbagliato, dopo un campionato sfuggito all’ultimo minuto dell’ultima partita...
Non aver paura.
Quando il ginocchio cede, quando il tunnel degli infortuni non sembra finire mai, quando pensi di aver speso anche l’ultima goccia di sudore disponibile, quando ti senti sfinito e vuoi abbandonare tutto...
Non aver paura.
Quando credi di non esser capito.
Non aver paura.
Fermati un attimo, guardati dentro, fai i conti con ciò che sei.
Fissa bene in mente ciò che vuoi, curati le ferite.
Riparti.
Più convinto di prima.
Tutto ciò ti ha reso solo più forte.
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Quel rigore.
Quel maledettissimo rigore.
Lo vedo ogni attimo, ogni minuto, ogni ora.
Lo vedo di mattina, di pomeriggio e di sera.
Lo vedo ovunque e in qualsiasi momento.
Ho fallito.
Quante altre volte fallirò ancora?
Ne vale la pena?
Vale la pena lottare e vincere, ma vale la pena lottare e perdere?
Vale la pena sprofondare negli abbissi, toccarne il fondo, provare a scapparne, ma restare fermi, con la tremenda paranoia, con l'immensa paura di uscire e fallire di nuovo?
Il nostro cammino è un percorso fatto da pure e continue cadute che ci aiutano a crescere, così dicono.
Un fallimento non è altro che una deviazione prima del raggiungimento dell'obiettivo: è quando la vita ti dice: "Aspetta, non è il momento, ci sono ancora alcune cose che devi capire per andare avanti".
Bisogna ascoltare la vita, è come un'azione di pallone: è pronta a fornirci assist, poi sta a noi scegliere se fare gol o meno, e se poi qualcuno ci chiuderà la visione della porta, dovremo esser tanto bravi da metterla all'incrocio dei pali.
Ma siamo umani, e spesso la palla finirà sul palo, oppure alta sulla traversa, un po' come in quel 17 luglio 1994, esattamente 25 anni fa.
Eppure non ci sarà nulla per cui disperarsi, se non per l'attimo che non siamo riusciti a cogliere, per l'errore che magari appare fin troppo evidente agli occhi di chi non aspettava altro che vederti sbagliare.
Quello sarà il momento in cui capirai che non importa come inciampi, ma come riesci a rialzarti, alzare la testa, curare la ferita e tornare a vivere.
E in mente ritornano quelle parole: "Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore.
Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore: un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia."
✍🏻 @loscrittorenelpallone


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⚠️UFFICIALE⚠️
✔ Kieran Trippier è ufficialmente un nuovo calciatore dell'Atletico Madrid.

💰Il costo dell'operazione si aggira sui 22 milioni di euro.
◾ 📝 Il club spagnolo ha comunicato l'acquisto dell'esterno destro classe '90 dal Tottenham e la firma di un contratto triennale.

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"Lo sport è ampia parte della società italiana, questo è sicuro. Dicono che io lo disprezzi? No, anzi. Il fatto è che lo praticai in gioventù al tempo del fascismo. Era obbligatorio e questo non lo accettai: fui l’unico studente italiano, penso, rimandato a ottobre in educazione fisica nel '42...
Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, scappai in sella a una bicicletta attraverso una strada martoriata da bombe e carri armati. Un miracolo ripetuto quattro giorni dopo, quando rifeci quella strada al contrario per andare a dire a mia madre che papà era vivo...
Mi avvicinai al calcio grazie a papà Giuseppe che divenne presidente dell’Empedoclina nell’agrigentino. Ricordo che era una squadra da quattro soldi. Ricordo queste angoscianti domeniche sera, nelle quali mio padre non tornava a casa dopo la partita. Erano partite che finivano sempre a botte, si svolgevano tra paesi vicini. Non sapevamo con mamma se papà era stato arrestato, fosse all’ospedale... Credo che quelle domeniche mi abbiano allontanato dal calcio e abbiano un po’ condizionato la mia esistenza... Col tempo però mi appassionai alla Nazionale italiana. Non comprendevo inizialmente il gioco, ma quando è bello dopo un po’ quel gioco lo capisci. Capisci la rete dei passaggi, la tattica scelta, la qualità dei giocatori... Anche il calcio è stato parte della mia vita. ".
Diceva qualche tempo fa alla Gazzetta dello sport. Ci ha lasciato uno dei più grandi autori contemporanei, l’Italia tutta piange Andrea Camilleri. “Se potessi, vorrei finire la mia vita seduto in una piazza a raccontare storie...” E te ne sei andato proprio così come sognavi, raccontando storie.
Arrivederci maestro
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#romanzocalcistico #camilleri


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Basta un’immagine per raccontare tutto quello che è stato come calciatore.
Olanda-Repubblica Ceca, match che apre Euro2000.
In uno scontro di gioco con il ceco Jan Koller si “spacca” il sopracciglio. L’arbitro, accortosi del sangue che scendeva sul suo viso, gli fa cenno che non può continuare in quel modo.
Dopo avergli rifilato uno sguardo dei suoi, il difensore va a bordocampo per risolvere la questione. E lì anche il medico gli fa capire che non può continuare così e che quindi deve essere sostituito.
Ora immaginate la faccia di Stam dopo aver sentito una frase del genere.
Il gigante fa capire che non ha nessuna intenzione di uscire e intima lo staff medico di ricucirlo. Sì, ricucirlo.
Ne viene fuori un primo piano tremendo, dove si vede l'ago perforare la pelle del difensore e la pinzetta tirare su il filo. "Era la prima partita e il medico voleva portarmi negli spogliatoi per medicarmi, ma sapevo che se avessi acconsentito potevo dire addio a quel Match. Ho insistito ma lui continuava a dirmi che non poteva farlo lì, fino a quando gli ho stretto il braccio e gli ho detto: "Falla qui!" Lui eseguì immediatamente, senza più fiatare..." Ti crediamo Jaap, ti crediamo.
Dopo qualche minuto sarà costretto a uscire, ma solo perché l’allora C.T., Frank Rijkaard, accortosi che continuava a sanguinare, si prenderà la responsabilità di fare il cambio senza avvisarlo.

Era l’unico modo per togliere dal campo uno come Jaap Stam, il gigante di Kampen.
Tanti auguri Jaap!
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#romanzocalcistico #stam #jaapstam


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🇦🇷Vai Danielì, vai.
Vai, non voltarti.
Buttati. La vita è una sola, non avere rimpianti.
Vai Danielì, vai.
Te lo leggo negli occhi.
Stracolmi di gioia come quelli di un bambino, con il sorriso che ti attraversa il viso da un'estremità all'altra, le gote rosse dalla felicità.
Vai sotto la "Doce", vestiti con quei colori meravigliosi, fatti travolgere dal blu e dall'oro, senti la Bombonera vibrare sotto i tuoi piedi, diventa una cosa sola con quel pubblico, attaccati alle reti sotto la curva, urla di gioia, canta, balla, torna a sorridere, unisciti alla passione di un popolo straordinario.
Sarebbe la soluzione perfetta. Un qualcosa che metterebbe d'accordo tutti.
Vai Danielì, vai.
Perché io, in quel piccolo grande spicchio di mondo, ti vedo alla perfezione.

Vai Danielì, vai.
Facci passare notti in bianco, concludi una splendida favola con il finale più bello e inaspettato che ci sia.
✍🏼 @driibbling


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“Que Maracanazo!”
Nella dialettica culturistica brasiliana, questa terminologia significa: “Ma che pasticcio che hai fatto!” Tutto ciò è molto sviluppata nella linguaggio di tutt’oggi in Brasile. Ma come mai? La storia è particolare, di livelli che si avvicinano al mito. Anzi questa é mitologia calcistica.
Alle ore 15.00 del 16 luglio 1950, all'interno dell' Estadio Jornalista Mario Filho di Rio de Janeiro, conosciuto più comunemente come Maracanà, le nazionali di Brasile e Uruguay si affrontano per decretare la squadra vincitrice della quarta edizione dei Mondiali di calcio.
L'immenso stadio brasiliano è gremito all'inverosimile, sono presenti circa 203.000 mila persone.
Al Brasile basta un pareggio per laurearsi Campione del Mondo, ma i brasiliani vogliono aggiudicarsi anche la sfida con la Celeste. La squadra di casa parte subito forte ma nel primo tempo non si va oltre lo 0-0. Gli Uruguagi cercano di compattarsi all'intervallo, vogliono vincere. Inizia il secondo tempo. Subito Friaca porta in vantaggio la Selecao. Il Maracanà esplode, il rumore è assordante. Tutto è euforico. L'Uruguay però regge e inizia a giocar meglio, ma fare due gol a questo Brasile sembra impresa impossibile.
Ora entriamo ora nel mito.
Azione della Celeste. Cross basso dalla destra per Schiaffino e il fuoriclasse uruguaiano spedisce il pallone all'incrocio: 1-1. Sugli spalti inizia il nervosismo e la tensione. Qualcosa di strano aleggia sul Maracanã.
Undici minuti dal termine.
Contropiede Uruguay e Ghiggia firma il clamoroso 2-1. Il Maracanã è gelato, il silenzio è tombale. I Verdeoro si buttano in avanti a testa bassa, disperatamente per cercare il pareggio ma il risultato non cambia più.
L'Uruguay è Campione del Mondo per la seconda volta. Il Brasile cade in un incubo, nessuno ci crede. Le cronache raccontano di almeno dieci casi di infarto e un paio di suicidi all'interno dello stadio. Alla fine furono certificati 90 morti in tutto il Paese, 56 per arresto cardiaco e 34 suicidi.
El Maracanãzo.
Il più grande dramma della storia sportiva brasiliana. L’impresa più epica e mitica della storia della Celeste. 🇧🇷🇺🇾🏆 @aufoficial 🖋 @1014.official


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"Ecco, ci siamo: concentrati.
Velocità.
Sono pura velocità.
Un vincitore, tutti perdenti.
I perdenti io li mangio a colazione.
Resta concentrato.
Velocità.
Sono più che veloce.
Sono più che rapido.
Sono una saetta.
Adesso è il momento.
Sono a centrocampo, vado a prendermi questa benedettissima palla, mi hanno pagato centodieci milioni per fare gol, per farli esultare, e io lo farò.
Ecco, eccola, ce l'ho.
Testa bassa, millimetri, centimetri, decimetri, metri palla al piede.
Sei lì, ce l'hai davanti.
L'ultimo ostacolo e sei in porta, andiamo.
Mi prendo la linea laterale.
Cazzo, così perdo la palla.
Andiamo cazzo, corri.
Corri.
Corri.
Ce l'ho fatta.
Non ci posso credere.
L'ho superato.
Mi guardano.
Fiato sospeso.
Avanti, c'è il portiere.
Ultimo sforzo.
Urlano.
È rete.
Ce l'ho fatta davvero.
Ce l'ho fatta.
Sono velocità.
Sono pura velocità.
Lo sapevo."
30 anni di velocità: tanti auguri a Gareth Bale. 🏴󠁧󠁢󠁷󠁬󠁳󠁿
✍🏻 @loscrittorenelpallone


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In Argentina la sua popolarità vale quanto quella di Leo Messi, forse per certi versi anche di più... Di chi sto parlando?
El Optimista del Gol
El Titàn.
El Hombre de Pelicúla.
SanMartin Palermo.
Non un numero 9 qualsiasi.
Una Leggenda.
Un giocatore incredibilmente forte a livello realizzativo e mentale.
Il Giocatore più amato della storia della 12 del Boca Juniors.
C’è un aneddoto molto particolare che riguarda Martín.
Alla sua ultima partita alla Bombonera, la 12 decise di regalargli una porta de la Cancha de la Bombonera.
Palermo fu salutato con un’ovazione mai vista.
Martin tu es una Leyenda! “Soy Botero es un sentimento que no puedo parar!” 💙💛
9️⃣🇦🇷💙💛 @mpalermo_9 @bocajrsoficial 🖋 @1014.official


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⚠️UFFICIALE⚠️
✔Roma,preso Mancini. Domani le visite mediche

💰 All’Atalanta vanno 25 milioni bonus compresi: è il difensore centrale più caro dell’era americana

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È arrivato finalmente il suo momento.
Con prestazioni da trascinatore e leader, nonostante sia poco più che ventenne, ha letteralmente trascinato la sua Algeria in coppa d’Africa ad una finale che mancava da ventinove lunghi anni.
Sì, perché se le prime pagine se l’è prese quel fenomeno di Mahrez, grazie alla perla in semifinale su punizione, nel complesso il migliore nelle sei partite disputate sin qui dalle volpi del deserto è stato sicuramente lui.
Per coraggio, personalità, tecnica, intelligenza tattica: Man of The match in più occasioni, in Algeria sono già pazzi di lui.
Come lo era sua maestà Titì Henry, suo allenatore ai tempi delle giovanili dell’Arsenal, che non perdeva occasione per elogiarlo davanti ai propri compagni.
A Londra arrivava all’allenamento sempre un’ora prima, per allenarsi sui suoi punti deboli e migliorare quelli di forza.
E adesso sembra che la sua tenacia, i suoi sacrifici, la sua forza di volontà lo stiano finalmente ripagando, visto che Ismael Bennacer, dopo due stagioni da protagonista ad Empoli, dove è risultato il giocatore di movimento con più palloni recuperati della scorsa Serie A (312), sta per passare al Milan e sta per giocare una storica finale continentale che nel suo paese attendevano da ormai troppo tempo.
#romanzocalcistico #bennacer #algeria


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