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#Repost @alexdavenia ・・・
Una mattina che ricorderò finché campo. Grazie agli insegnanti, ai ragazzi, agli organizzatori del sei CFP del Lazio (Togliatti, Morrone, Ginori, Ladospoli, Ostia, Colleferro) venuti a riempire il Sistina a Roma per “Ciò che inferno non è”. Grazie per i regali che mi avete fatto: la recitazione, i progetti grafici, la foto ricordo. Ma soprattutto grazie per il vostro entusiasmo e per il vostro silenzio, per le vostre urla e per i vostri applausi, per le vostre domande e per la lettura appassionata del libro (quasi tutti 😂). Una classe di 1600 ragazzi è possibile se tutti sono impegnati nella stessa ricerca, tutto diventa un a tu per tu. Tutto merito di 3P e della sua storia. I Ciofs fp sono un’eccellenza nella formazione umana e professionale dei ragazzi. Un caro saluto anche a chi non c’era perché impegnato nel lavoro o negli stage. ❤️🙏😊

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Torna in libreria @cassieclare1 con l’ultimo capitolo della saga Dark Artifices! Esce in edizione speciale “Shadowhunters - Regina dell’aria e delle tenebre” con contenuti esclusivi: un racconto inedito, dieci tavole illustrate in bianco e nero e un poster nella retrocopertina. Nella Sala del Consiglio l’aria è impregnata di un odore metallico di sangue. Qui, poco distante dal corpo esanime di Robert Lightwood, tra le braccia di Julian giace Livia Blackthorn, la pelle del colore del latte, anche lei ormai priva di vita.
Niente sarà più come prima dopo la carneficina che ha appena avuto luogo nella roccaforte degli Shadowhunters.
All’indomani della morte di Livvy e dell’Inquisitore, infatti, il Conclave è in fermento e sull’orlo della guerra civile.
Parte della famiglia Blackthorn, devastata per la perdita di Livvy, vola a Los Angeles, dove cercherà di scoprire l’origine di una malattia che sta provocando la progressiva distruzione della razza degli stregoni.
Nel frattempo, Julian ed Emma, ricattati dal nuovo Inquisitore, nel disperato tentativo di mantenere segreto il loro amore proibito partono per una pericolosa missione nella Terra delle Fate con l’obiettivo di recuperare il Volume Nero dei Morti, un libro di incantesimi potentissimi per riportare indietro i defunti. Quello che scopriranno, però, è un segreto che potrebbe annientare l’intero loro mondo e gettare così un’ombra scura sul loro futuro. Per questo, Emma e Julian saranno costretti a lanciarsi in una vera e propria corsa contro il tempo per salvare se stessi e il mondo degli Shadowhunters prima che il potere mortale della maledizione parabatai distrugga quello che hanno di più caro.


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Parlami. Parlami nello stesso modo con il quale ti confidi alla notte e dimmi dove va la tua anima, quando stanca abbandona il corpo e va in cerca della realtà. Raccontami se sogni, e cosa sogni. Fammi spazio tra le tue paure, mi fermerò a farti compagnia, solo per il tempo di prenderci per mano. Perché anch’io, come l’alba, ho bisogno di verità. #comebattitidelmare @mirkosbarra


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Il mio nome è Avrahàm Azoulay e sono fuggito altre volte. Stanotte non ho fatto in tempo. Il rumore del portone sfondato mi sveglia di soprassalto. In un istante ci sono addosso. Ci strappano dal letto, trascinano mia moglie, immobilizzano me a terra. Il primo calcio mi fa cadere gli occhiali e vedo solo macchie sfocate. Mi colpiscono con una spranga, la schiena cede, le gambe si spezzano. Una mazzata mi rompe un timpano, i lamenti di mia moglie e il pianto di mia figlia mi arrivano attutiti. Ho la bocca piena di sangue. Ci trascinano in cortile, bastonano per uccidere. Lei è la prima a morire, le braccia abbandonate sul mio petto. Continuano a picchiare, raccolgo le forze per strappargli mia figlia. Le sfioro i capelli, sono intrisi di sangue. Grido, ma il suono della mia voce mi giunge ovattato. Viene ormai dall’aldilà. Non ho nemici. La mia unica colpa è essere ebreo. Sono sopravvissuto al pogrom di Odessa, ma non a questo in Palestina. Il mio nome finisce con me… #tirubolavita @cinzialeoneautrice


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In una domenica piovosa di agosto tra le montagne dell’Alto Adige, un uomo viene travolto da una vacca delle Highlands. Disteso a terra in attesa di soccorsi, ricorda un giorno di ottobre di qualche anno prima, trascorso tra il desiderio di iniziare a scrivere un saggio sull’opera di uno scrittore norvegese e la ricerca di un equilibrio necessario a sopravvivere fra i ritmi del lavoro quotidiano e il mestiere di padre. Cosa l’aveva spinto a trasferirsi dalla provincia a Milano, quindici anni prima, come un Luciano Bianciardi fuori tempo massimo? Dove lo porterà questa specie di luminosa sottovita? Venditore di elettrodomestici, libraio, incerto ma assiduo lavoratore, il protagonista di questa storia si muove fra occupazioni quotidiane (la piccola e smagliante vita da padre), immaginazioni letterarie, concretezze incuneate fra la morbidezza della provincia e lo scatto nevrotico della città. La sottovita è un romanzo dei giorni nostri, una registrazione di eventi “letterale” che accende ironia e grovigli filosofici. Dove bisogna “stare” per “essere”, o per essere un po’ di meno e non farsi male?


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#Repost @gruppomondadori ・・・
Fiammetta Giorgi è la nuova responsabile dell’Ufficio Diritti di @librimondadori.
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Milanese, entra in Mondadori dal 2002 ricoprendo il ruolo di responsabile editoriale Libri per Ragazzi dal 2005 al 2014. Dopo esperienze come traduttrice ed editor di Narrativa Young Adult per Giunti e Rizzoli, torna in Mondadori per il presente incarico.
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#NoiDellaMondadori #FiammettaGiorgi #Mondadori #MondadoriLibri #libri


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#Repost @sophiekinsellawriter ・・・
A snapshot from a publicity day yesterday in London for #LaFamigliaPrimaDiTutto, the Italian editon of #IOweYouOne. Out on 12th February 🇮🇹


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In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna.
La storia dietro quell’attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato.
Perché la fondazione di Roma è un’avventura cruda e disperata, un’epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l’uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. #Romolo #ilprimore @francoforte62


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Le cronachette pensierose e spensierate di una famiglia allargata messa in scena seguendo il copione di uno svagato cabaret intellettuale e morale. Una saga che si dipana in una serie di sketch irriverenti. Il lessico famigliare di ebrei fanatici, cattolici convertiti, atei cinici.
La matriarca ultranovantenne è nonna Sara, un’ansiosa guerrafondaia che vive in Israele e telefona in continuazione. La sua interlocutrice preferita è Saretta, la più piccola dei nipoti, sagace e sfrontata, dolcissima e imprevedibile, una via di mezzo tra Franny Glass e Giovanna D’Arco. Poi ci sono i fratelli di lei: il maggiore, Isaac, genio della matematica ed epistemologo in formazione, e Davide, maniaco sessuale e juventino compulsivo. Lo zio, il narratore, Paolo. Il gatto Ettore. Il padre: assente. Ha abbandonato Ester, la cugina di Paolo, quando Saretta aveva due anni.
Lo zio è obbligato, suo malgrado, a farne le veci, per lo più al telefono. Da lì cerca di educare i ragazzi, dà consigli, risponde a domande surreali, scappa. È nevrotico, ipocondriaco e immaturo come loro, un adolescente vegliardo, un puer aeternus e anchilosato che i nipoti hanno eletto a guida sciamanica, salvo prenderne in giro l’immaturità. È l’idiota sapiente, impaurito e tentato dal ruolo di pater familias.
Sullo sfondo della romanità contemporanea, e deridendo il proprio immaginario psicoanalitico, @reppoman scrive il suo originalissimo romanzo familiare. L’incontro e lo scontro tra le generazioni, l’assenza e l’ignavia dei padri, l’intelligenza dei figli. Una sit-com in cui si incontrano il ghigno cattivo della migliore commedia all’italiana di Age & Scarpelli e l’umorismo yiddish, Woody Allen ma anche i fratelli Coen #esercizidisepolturadiunamadre


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«C’è una storiella tibetana che mi piace molto». Ali si preparò ad ascoltare. «Un giorno un dio era seduto sul monte più alto del pianeta e rifletteva su alcuni semi che aveva appena creato, finché arrivò un amico, un dio dispettoso. L’amico gli chiese cosa fossero. “Sono semi” rispose.
“Semi di che?”
“I semi delle mie potenzialità... dentro di me ho così tante possibilità che a ogni seme ne ho associata una, e una volta che saranno cresciuti, osservandoli conoscerò me stesso.” E il dio dispettoso commentò: “Un seme divino! Questa, amico mio, non mi sembra una grande idea.”
“Perché, cosa c’è di più sensato per un dio che conoscere se stesso?”
“Quei semi si svilupperanno, ma non potranno mai realizzare appieno il tuo potenziale!”
“Cosa ti rende così sicuro?”
“Questi semi dovrebbero crescere di continuo per trasformarsi in ciò che tu vuoi che diventino. Come possono trasformarsi in tutto ciò che tu sei in grado di essere, che motivazione avrebbero, che cosa li spinge?” commentò il dio dispettoso. “Non credo che funzioneranno.”
“Li pianterò in una serra e li nutrirò con la curiosità.”
“La curiosità per cosa?” chiese il dio, e l’altro: “La curiosità per il proprio potenziale”.
Il Dio era convinto che i semi un giorno sarebbero divenuti consapevoli diventando a loro volta divini. L’amico invece insisteva che sarebbero stati semplici anelli della catena alimentare e che non avrebbero mai potuto avere un’essenza divina. Il dialogo tra i due in pochi minuti divenne una scommessa e dopo alcuni secoli si trasformò in una sfida. Insomma, il Dio Creatore piantò i semi in una serra e li coltivò con la curiosità...»
Il silenzio e il profondo sospiro di Can Manay indicarono ad Ali che la storia era finita. Indeciso se parlare, Ali guardò nello specchietto retrovisore. Can guardava fuori dal finestrino. «E che ne è stato dei semi?» gli chiese alla fine. «Quando la questione si trasformò in una sfida, il dio dispettoso creò la quotidianità. Quelli che sono riusciti a preservare la propria curiosità dalle distrazioni di tutti i giorni, chissà, probabilmente ce l’hanno fatta.» Detto questo sorrise... #PHI @azrakohen


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Iniziamo in dolcezza questo martedì! 🥧🍰🎂🍫Un viaggio in Perù alla scoperta di antiche e raffinate varietà di cacao, che piccole realtà imprenditoriali trasformano in cioccolato di qualità elevatissima. Ecco l’occasione, per @ernstknam, di raccontare l’intenso rapporto – ma sarebbe il caso di parlare di amore – che da sempre lo lega al “cibo degli dei”. Un altro genere di viaggio, spiega il maître chocolatier più famoso d’Italia: non del corpo ma dell’anima e del gusto. E che dura per tutta la vita.
Non c’è forse posto migliore del Perù, dove ancora si coltiva il cacao originario, lo stesso di cinquemila anni fa, per risalire alle radici di questo alimento magico e prezioso. E Knam lo fa a modo suo, tracciando il cammino non a parole ma con le torte: settanta ricette che ripercorrono la sua carriera di pasticcere, dagli anni della formazione con Gualtiero Marchesi alle geniali commistioni con la cucina internazionale e le tradizioni locali, fino alle ideazioni più recenti. E nelle quali si può leggere anche la storia del cioccolato, proposto in tutte le sue possibili declinazioni: da solo, abbinato a frutta e verdura oppure con ingredienti come funghi, aglio, gorgonzola. Conservando la sua anima dolce, come perlopiù si usa oggi, oppure salato e speziato com’era in origine.
Il libro offre al lettore le giuste coordinate per muoversi con sicurezza in questo universo, fatto di delicati equilibri di gusti, aromi e colori, e gli strumenti necessari per procedere con sicurezza, senza fare errori. Oltre a qualche spunto per dare sfogo alla propria creatività. Dal “Re del cioccolato” non potevamo aspettarci niente di meno #lamiastoriaconilcioccolato


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“Il mio nome è Liliana Bucci, ma tutti mi chiamano Tatiana.
Sono nata a Fiume il 19 settembre 1937 e sono una delle pochissime bambine sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz.
Io sono Alessandra Bucci, ma da sempre tutti mi chiamano Andra.
Sono nata a Fiume il 1° luglio 1939, e anch'io, come mia sorella Tati, sono una delle pochissime bambine sopravvissute al campo di sterminio di Auschwitz.”
Due bambine, le sorelle Bucci, travolte dalle pagine più terribili del Novecento: oggi hanno 81 e 79 anni e hanno iniziato il loro percorso da testimoni quasi per caso, con un'intervista alla BBC e, col passare del tempo, la loro voce è diventata familiare a chi organizza viaggi della Memoria. Grazie all'impegno della Fondazione Museo della Shoah di Roma, è stato possibile rispondere alla volontà di Tatiana e Andra di raccogliere finalmente le loro memorie in questo libro Noi, bambine ad Auschwitz e hanno deciso che parte dei diritti d'autore saranno devoluti al costituendo Museo della Shoah di Roma. La storia di Tatiana e Andra è terribile, ma davvero incredibile: due bambine che si salvano, dopo essere state trasportate fino alla più grande fabbrica di morte pensata e costruita dall'uomo, è un dato straordinario e per molti versi sorprendente. Perché la storia di Tatiana e Andra continua ed è una storia di successi e felicità, di madri e nonne che hanno attraversato i decenni del dopoguerra costruendo famiglie, speranze, possibilità.


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